Alla scoperta della canapa

Negli ultimi tempi l’industria tessile ha rivalutato in modo significativo le proprietà della canapa, al punto che le coltivazioni di questa pianta nel nostro Paese si stanno diffondendo in maniera sempre più consistente. La parola chiave che spiega le ragioni del successo è ecocompatibilità: la canapa, infatti, è un eccellente convertitore di anidride carbonica, che viene trasformata in ossigeno, e dunque contribuisce a limitare l’effetto serra. Inoltre, non necessita di pesticidi o di fertilizzanti di sintesi, il che vuol dire che è poco inquinante, di sicuro meno del cotone o del lino. Non solo: la canapa ha la capacità di migliorare le caratteristiche dei terreni in cui viene coltivata, dal momento che le sue radici emanano azoto. 

Usata per la produzione di abbigliamento biologico, la canapa è autocompatibile: ciò significa che la si può coltivare in più momenti sullo stesso appezzamento di terreno evitando il rischio di impoverirlo, eventualità non prevista per il cotone o per il lino. La crescita della pianta è sempre molto rapida: in poco spazio e in poco tempo essa è in grado di raggiungere altezze molto significative. In termini pratici, questo significa che anche con appezzamenti di terreno di piccole dimensioni si può beneficiare di una resa elevata e ottenere materia prima in grandi quantità.

Le proprietà delle fibre, a loro volta, meritano di essere prese in esame con particolare attenzione. Incorporate all’interno della corteccia, esse sono flessibili e lunghe e cave al proprio interno: è proprio questa caratteristica che fa sì che il tessuto sia fresco in estate e caldo in inverno. Rispetto agli altri tessuti naturali, la canapa si distingue per la sua capacità di resistere alle tensioni meccaniche, vale a dire gli strappi, e al degrado: ecco perché i capi realizzati con questo materiale durano molto a lungo.

Il comfort e la comodità offerti si abbinano alla resistenza al calore, ma le doti dei vestiti in canapa non finiscono qui: essi non possono praticamente essere attaccati dalle tarme, dai funghi o dalle muffe, sono anallergici e resistono all’esposizione alla luce, non rischiando di scolorirsi. Le loro proprietà schermanti offrono un filtro naturale rispetto ai raggi UV. Il consiglio è quello di usare, per scopi tessili, fibre più lunghe di 2 metri e mezzo: le fibre tessili di qualità più elevata, infatti, derivano da piante che possono raggiungere i 4 metri di altezza. Chi avrebbe mai immaginato che questo materiale spesso demonizzato potesse contare su così tante caratteristiche interessanti?

 

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